Veronesi Oreste
La strage di Piazza Fontana nelle pagine de «L’Arena» (1969-1972)

riassunto / citazione / abstract:
“L’aspra dicotomia che segna la società italiana realizza una delle sue forme più compiute. La strage di Piazza Fontana ha evidenziato in molti casi la subalternità del giornalismo italiano che, abdicando alla sua funzione di quarto potere, si è piegato di fronte alle istituzioni e alle verità costruite, costituendo così un’aggravante della crisi della democrazia in Italia.”

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Veronesi Oreste

facoltà
Lettere e Filosofia

città
Verona

TESI:
La strage di Piazza Fontana nelle pagine de «L’Arena» (1969-1972)

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Dalla Vecchia Alice

facoltà
Lettere e Filosofia

email
alicedallavecchia@yahoo.it

pagina facebook
https://www.facebook.com/alice.vecchia

pagina web
http://alicedallavecchia89.blogspot.it

città
Arzignano e Forlì

TESI:
click

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Zambelli Luca

facoltà
Sociologia

email
luca.zambelli@gmail.com

città
Verona

qualcosa su di te?
Mi piace studiare il modo in cui le persone si organizzano per fare le cose.

TESI:
Dalla frammentazione alla rete, il caso studio della Rete dei Redattori Precari

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Zambelli Luca
Dalla frammentazione alla rete, il caso studio della Rete dei Redattori Precari

riassunto / citazione / abstract:
Uno dei punti di forza di questa rete di lavoratori della conoscenza è infatti la sua struttura auto-organizzata: l’assenza di una gerarchia e la massima libertà di iniziativa riconosciuta ai membri della rete sono emersi come elementi estremamente apprezzati nei racconti delle persone che ho intervistato. La natura volontaristica di questa organizzazione e la percezione del legame diretto tra la propria disponibilità e quanto la Re.Re.Pre riesce a realizzare sono caratteristiche che permettono
a questa realtà di valorizzare al massimo il complesso di saperi in possesso dei knowledge workers che la compongono, i quali possono giocare un protagonismo non opprimente, che pare essere un forte incentivo alla partecipazione. L’autoorganizzazione della Re.Re.Pre, d’altra parte, non significa disorganizzazione o improvvisazione, ma massima libertà d’azione per i membri della rete all’interno
dei nodi locali e possibilità di confronto alla pari all’interno della rete sui temi nazionali.

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Venerdì 7 giugno: ULTIMO incontro del semestre!

Questo venerdì, per incoraggiare questa indecisa estate, Ersilia presenta:
Luca Zambelli, Dalla frammentazione alla rete, il caso studio della Rete dei Redattori Precari

Davanti alla t.3, all’univr, alle 17.
Venite incontenibili!

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Le “quasilogie tematiche” di Ersilia

(Agiamo con una cautela inaudita: solo una volta terminata la prima, resici conto del discreto successo raccolto, ci permettiamo di presentarle..)

              LE QUASILOGIE TEMATICHE!

Dopo un lungo e fruttuoso periodo di presentazioni di tesi di ogni genere, grado, materia, tra di loro legate solo dal fatto stesso di essere tesi, e dalla volontà dei loro autori e delle loro autrici di riscattarle dall’oblio rimettendole in circolo, abbiamo pensato di tentare un cambiamento: ogni tanto, in mezzo al flusso delle presentazioni a-tematiche, inseriremo dei cicli (quadrilogie, trilogie, pentalogie… Quasilogie!) che riuniranno tesi legate da temi comuni.
Si tratterà perlopiù di temi ad ampio respiro, trattandosi di argomenti che saranno in qualche modo “chiamati” dalle stesse tesi che mano a mano arrivano nel nostro archivio, e tra le quali, a volte, si accende quasi da sé un dialogo, facendo affiorare un fil-rouge che a noi non rimane che individuare e cogliere: queste quasilogie non hanno quindi la pretesa di esaurire o approfondire scientificamente determinati temi, ma di avviare su di essi una riflessione tentacolare, accerchiandoli da più punti di vista, incrociando prospettive, discipline, linguaggi, materie diverse.

Tra aprile e maggio si è svolta la prima: Femminili Tesi (in collaborazione con il collettivo femminista Towanda! Vagine Molotov), nella quale abbiamo inanellato quattro tesi variamente incentrate sull’”universo femminile” (qui potete ascoltare le registrazioni audio: click!). Al di là delle nostre più rosee aspettative, questo accostamento per certi versi molto arbitrario ha inaugurato un fertile intreccio tra i quattro lavori, dando luogo a vivaci tavole rotonde e al disvelamento di incastri concettuali, nessi contenutistici, anche relazioni umane. Una splendida sorpresa per chi è abituato a considerare la tesi come un istituto autoreferenziale e monadico, rassegnato a parlare solo a se stesso, isolato dal mondo reale.

Le presentazioni di tesi singole, momenti che rimangono estremamente preziosi, naturalmente non cessano. Ma nuove quasilogie ci aspettano per dopo l’estate (estate?), il nostro archivio è in vibrante fermento, fili rossi si dipanano, si annodano, si tendono… Afferrane un capo anche tu, fin da ora, e lancia a tua volta il tuo filo!

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Giacomazzi Giulia
La teologia femminista islamica. Verso un ijtihad femminile dei testi sacri

riassunto / citazione / abstract:
Il femminismo islamico, di cui la teologia femminista costituisce il fondamento teorico, è un movimento di carattere globale che propone un discorso di genere articolato all’interno della cornice religiosa dell’Islam e che ricerca i presupposti per l’emancipazione della donna nei testi fondanti della tradizione islamica.
Il femminismo islamico e la teologia femminista rivendicano il diritto di re-interpretare i testi sacri da una prospettiva femminile per dare una lettura dell’Islam favorevole alla donna. Il testo sacro per eccellenza oggetto di questa nuova interpretazione (in arabo ijtihad) è il Corano, ma molte teologhe si concentrano anche sulla Sunna, ossia la raccolta dei detti e dei fatti del Profeta, e sulla storia dei primi secoli dell’Islam.
Questa opera di ermeneutica “al femminile” è necessaria perché i testi sacri sono sempre stati interpretati da uomini che ne hanno dato una lettura di tipo patriarcale. Questa è una delle spiegazioni della distanza presente in molti paesi musulmani fra le condizioni di vita delle donne e il messaggio ugualitario, ritenuto dalle teologhe femministe, intrinseco all’Islam.
Il femminismo islamico possiede una grande potenzialità al fine di migliorare le condizioni di vita della donna nei paesi musulmani. In tali contesti è, infatti, più efficace del femminismo secolare per varie ragioni. Innanzi tutto costituisce un modello di emancipazione femminile autoctono, alternativo a quello occidentale, il quale spesso è percepito come qualcosa di estraneo. Il femminismo islamico, infatti, non solo promuove l’innovazione dall’interno della tradizione, ma propone anche dei modelli di femminilità autoctoni, individuandoli nella storia dei primi secoli dell’Islam. Inoltre proprio grazie all’utilizzo del discorso religioso è più facile che le richieste del femminismo islamico vengano ascoltate dall’Islam ufficiale o in paesi dove l’Islam fondamentalista è al potere.
Uno dei presupposti del miglioramento concreto della condizione femminile è il riconoscimento giuridico della parità di trattamento fra uomo e donna. A questo scopo le teologhe femministe rintracciano nel Corano il principio di uguaglianza ontologica e morale e da questo fanno discendere l’uguaglianza sul piano politico e sociale, la quale, a sua volta, dovrebbe tradursi nell’attribuzione all’uomo e alla donna di medesimi diritti e doveri. Tale deduzione, però, non è scontata per l’interpretazione classica dei testi sacri o per gli esegeti di tendenza conservatrice, i quali non fanno corrispondere ad un’uguaglianza di tipo ontologico la parità di trattamento nell’ambito del lavoro o nella sfera politica. La re-interpretazione delle fonti dell’Islam attuata dalla teologia femminista islamica è volta ovviamente anche alla confutazione di tale assunto.
In tale processo le teologhe femministe utilizzano vari metodi ermeneutici che uniscono l’apporto della tradizione ai contributi di scienze quali la linguistica, l’etimologia e l’analisi lessicale. Ma l’aspetto più interessante è la ripresa degli strumenti interpretativi dell’esegesi coranica classica, che vengono ora utilizzati per ottenere risultati opposti. Alcuni di questi strumenti esegetici sono la distinzione tra i versetti universali, contenenti i principi eterni del Corano, e quelli particolari o contingenti, legati invece alle circostanze della rivelazione; oppure la divisione fra le sure “meccane” che racchiudono un messaggio egalitario e quelle “medinesi” contenenti soprattutto precetti normativi.
Questi metodi ermeneutici vengono utilizzati all’interno di tecniche esegetiche di vario tipo, ma tutte finalizzate ad ottenere una lettura progressista ed egalitaria dell’Islam. La prima tecnica è la ricerca dei diritti umani all’interno del Corano e della Sunna. Alla base di questa scelta esegetica vi è la convinzione che l’Islam, se correttamente interpretato, conferisca già alla donna i diritti di cui ha bisogno. Un’altra tecnica utilizzata è quella di confutare quei miti che hanno contribuito a creare una concezione negativa della donna, quali, ad esempio, la creazione di Eva dalla costola di Adamo e la vicenda del peccato originale. Le teologhe attuano questa confutazione dimostrando come tali miti, seppur radicati nell’immaginario musulmano, abbiano in realtà un’origine extra-coranica poiché sono penetrati nell’Islam attraverso la Sunna. L’ultima tecnica analizzata prevede la negazione del valore di quei versetti coranici che sanciscono la superiorità dell’uomo sulla donna e su cui si fondano le norme della shari‘a discriminanti nei confronti della donna. Nel processo di de-costruzione e di rilettura di questi versetti le teologhe femministe si avvalgono di vari espedienti ermeneutici, come la dimostrazione dell’incongruenza di tali versetti coi principi generali del Corano, la restrizione l’ambito di applicazione dei precetti contenuti nei versetti oppure l’enfasi della loro portata contingente, in quanto circoscritta al contesto storico-culturale della Rivelazione.

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Giacomazzi Giulia

facoltà
Cooperazione Internazionale, tutela dei diritti umani e dei beni
etno-culturali nel Mediterraneo e in Eurasia

email
giuliagiacomazzi@libero.it

città
Verona

TESI:
La teologia femminista islamica. Verso un ijtihad femminile dei testi sacri

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Berti Alessandro
La critica impura. Analisi degli interventi sul porno dagli anni Settanta a oggi

riassunto / citazione / abstract:
L’ambito di questo studio riguarda il rapporto tra la critica cinematografica e il genere pornografico. Vengono presi in considerazione sia articoli apparsi su riviste di cinema sia saggi e testi sulla pornografia. L’obiettivo non è quello di definire il fenomeno della pornografia in sé, né di offrire una teoria del genere pornografico, quanto piuttosto quello di creare una mappatura dei discorsi sul porno, evidenziare eventuali modalità discorsive ricorrenti e costruire un quadro d’insieme.
I limiti temporali di questo lavoro coprono uno spazio di trent’anni. Preso come punto d’inizio il 1975, lo studio si sviluppa fino al 2005 osservando le varie tipologie di interventi sul cinema porno. Il 1975 è l’anno di uscita di Salò o le centoventi giornate di Sodoma; questo film rappresenta l’occasione per molti critici di introdurre il discorso della rappresentazione pornografica al cinema. La stessa possibilità è offerta l’anno successivo da Ecco l’impero dei sensi.
Inoltre la decisione di prendere come punto di partenza questa data deriva dall’espansione dei film a luci rosse nei circuiti cinematografici mondiali. Il 1972 vede l’uscita negli Stati Uniti di Deep Throat, in Italia Gola profonda. Rappresenta universalmente la data di nascita del cinema hard mondiale e il suo arrivo in Italia nel 1977 causa la comparsa delle luci rosse davanti a qualche sala.
Sono state prese in considerazione per la ricerca le principali riviste italiane di cinema: “Cineforum”, “Filmcritica”, “Il Patalogo”, “Bianco e nero”, “Cinema nuovo”, “Segnocinema”, “Cinema Sud”, “Ciak”, “Nocturno”, “La rivista del cinematografo” e una rivista dedicata ai prodotti audiovisivi in generale che prevedeva un inserto fisso sui film hard, “Video”. Le riviste sono il luogo preferito per esporre un’opinione sul fenomeno del genere pornografico, e il dibattito è stato particolarmente vivo dalla fine degli anni Settanta.
Lo studio dei testi prende in considerazione le opere uscite in Italia di maggior rilievo e anche scritti di autori stranieri che hanno avuto influenza sui critici italiani. I testi provenienti dall’estero sono anche antecedenti il 1975, come nel caso de La rivoluzione sessuale di Wilhelm Reich, testo del 1930, più volte citato nei discorsi sul porno.
Il primo capitolo traccia una breve storia della pornografia. Si parte dalle prime proiezioni per adulti rivolte a un singolo spettatore nei kinetoscopi di fine Ottocento, quindi viene analizzato l’iter grazie al quale la pornografia è diventata di massa. Particolare attenzione è dedicata allo sviluppo dei primi anni Settanta dapprima nel mercato statunitense, in seguito con l’avvento delle videocassette in Europa. Un rapido sguardo su Internet offre una panoramica sul nuovo medium attualmente preferito per la diffusione del porno.
Di seguito, il secondo capitolo stabilisce un quadro teorico che funge da sfondo per i vari interventi critici. Qui vengono analizzate e contestualizzate le fonti maggiormente utilizzate nei discorsi. I modelli più citati sono esclusivamente stranieri: Marcuse, Reich, Foucault, Bataille, Baudrillard, Barthes, Bazin e Deleuze.
Il terzo capitolo raccoglie diversi tentativi di definizione del genere pornografico. Per descrivere il nascente genere sono stati utilizzati numerosi strumenti tra i quali paradigmi semiotici, sociologici e talvolta medici.
Nel quarto capitolo è proposta una tripartizione dei discorsi che prende in considerazione tutti gli interventi analizzati sia sulle riviste che sui testi. L’obiettivo è di delineare delle analisi discorsive e creare uno studio sui discorsi che tenga in considerazione eventuali modalità ricorrenti.
La posizione femminista è illustrata nel quinto capitolo, attraverso articoli apparsi sulle riviste di cinema citate e testi pubblicati anche all’estero. Un punto di vista importante è rappresentato dalla rivista statunitense Jump Cut, che qui viene assunta come luogo d’elezione per l’esposizione delle tesi legate alla critica femminista “militante” (più che alla Feminist Film Theory).
A concludere un’intervista a Gualtiero De Marinis, tra i primi in Italia a scrivere sul porno su una rivista di cinema specializzata.

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